ROSSI MERIGHI: LA RARISSIMA MAGLIETTA DI PUSKAS ARRICCHIRA’ LA NUOVA MOSTRA “IN VIAGGIO CON LA COPPA DEL MONDO” 

Un ritrovamento eccezionale, a oltre 70 anni, da un evento che ha segnato profondamente la storia dello sport italiano:

l’inaugurazione,  nel 1953, dello Stadio Olimpico di ROMA.

La maglietta del fuoriclasse ed icona del calcio ungherese e Mondiale, Ferenc Puskas, fino ad oggi conservata gelosamente all’interno di un quadro con la foto con dedica del calciatore.

Un cimelio che può essere paragonato al “Santo Graal del collezionismo calcistico“.

Ne parliamo con Aldo Rossi Merighi, promotore della mostra Un Secolo d’Azzurro e Rappresentante di Interessi alla Camera dei Deputati per il terzo settore. 

Puskas e la sua leggenda così ricca ed avventurosa evoca tempi lontanissimi quasi mitologici. 

Il suo nome viene da sempre associato all’ età dell’ oro del calcio ungherese e mondiale…

 

Ferenc Puskas fu, senza alcun dubbio e nella sua accezione più completa, il primo vero numero 10 della storia del calcio.

Non solo, insieme a Maradona, Rivelino e Messi è stato il miglior piede mancino:

classe, potenza, precisione ed uno stile personalissimo (unico ed inimitabile) di tiro in corsa e da fermo che gli permise di realizzare oltre 800 gol.

Con i palloni moderni, che vanno praticamente “a vento”, segnerebbe da cinquanta metri senza alcuna fatica. 

Per avere conferma basterebbe andare a leggere i giudizi che ne diedero due fuoriclasse inarrivabili come Alfredo di Stefano e George Best:

“Chi non l’ha visto giocare, non potrà mai immaginare cosa si è perso”. 

La sua carriera fu un romanzo: dall’esordio a 15 anni con la Hoonved all’arrivo ormai a fine carriera al Real Madrid del mitico presidente Santiago Bernabeu…

Dall’esordio sotto falso nome per eludere il limite d’età federale all’alloro iridato di Helsinki. 

Dal “miracolo di Berna” all’invasione sovietica di Budapest, dalla fuga prima in Sud America e poi in Italia e Spagna fino alle straordinarie vittorie, nella neonata Coppa Campioni, con le camicetas blancos di Madrid.

La vita di Puskas più che un romanzo fu una meravigliosa favola.

Capitano, uomo simbolo, icona della grande Ungheria campione olimpica nel 1952 e vice campione del mondo nel 1954 che umiliò i maestri inglesi con sei gol a Wembley e sette al Nep stadium, lasciò un segno indelebile nell’era “ante-Pelé”.

Quella “squadra d’oro” rivoluzionò, in modo netto e definitivo, il concetto di intendere il gioco dando il via, al cosiddetto “calcio moderno” che anticipò di almeno venti anni il ” Total Voetbol” dell’ Olanda di Rinus Michels e Johann Cruijff.

Non dimentichiamo poi che lo stesso Real Madrid con Puskas in campo, ormai oltre la trentina, vinse ben tre Coppe dei Campioni. 

Il suo ingaggio fu la più grande scommessa sportiva vinta dal genio visionario di Bernabeu.

Quest’ultimo, alla firma del contratto pretese da Puskas una dieta che lo facesse dimagrire almeno venti chili.

Inutile dire che fuoriclasse del suo calibro passano una volta sola e che l’Ungheria nonostante un suo calciatore abbia vinto anche l’ambitissimo Pallone d’Oro (Florian Albert) non ha più vissuto, neanche lontanamente, i fasti degli Anni ‘50.

Ancora adesso il suo volto e il suo numero 10 si trovano su ogni tipo di gadget di Budapest proprio come succede a Napoli con Maradona.


Quale è la storia di questa maglietta, dal colore cosi vivo e particolare, e soprattutto quale potrebbe essere il suo valore collezionistico?

È una maglietta estremamente rara.

Un vero e proprio “Santo Graal” del football. 

Lo si capisce già dalle maniche corte che erano assai inusuali nel calcio dell’epoca. 

Considerato il freddo polare che faceva, a quel tempo, in Ungheria possiamo intuire che ne abbiano prodotte pochissime e solo per le partite da disputare nel mese estivo (lo stesso modello è stato utilizzato per la fase finale del Mondiale 1954).

In oltre dieci anni di musei, mostre e aste in Italia e all’estero non ne avevo mai vista una uguale.

Il caratteristico e inimitabile color ciliegia la rende impossibile da replicare.

Per quanto riguarda il suo valore economico è impossibile fare una stima, di certo sarebbe una cifra a cinque zeri.

Posso azzardare che il suo livello sia lo stesso di una casacca di Pelé e Maradona con un distinguo però:

mentre di questi straordinari campioni vi sono magliette in abbondanza di questa è impensabile fare una cernita reale.

Come è arrivata nella vostra collezione: acquisto, scambio, donazione?

Quale è la sua provenienza?

Faceva parte della fornitura che l’Ungheria portò a ROMA nel lontano 1953 per giocare contro la nostra Nazionale in un’occasione davvero storica per lo sport italiano:

l’inaugurazione dello Stadio Olimpico.

Gli ungheresi, che peraltro ci rifilarono un secco tre a zero, giocarono poi con la maglia da trasferta bianca e banda tricolore orizzontale, questa venne donata ad un importantissimo personaggio politico dell’epoca che la ha conservata, per oltre 70 anni, dentro un quadro con tanto di foto autografata.

Nel reperimento siamo stati agevolati dal nostro lavoro alla Camera dei Deputati, spesse volte i maggiori collezionisti sono persone insospettabili. 

Quando verrà esposta, per la prima volta al pubblico? Immaginiamo già la grande curiosità…

Infatti, ma eravamo preparati.

Essendo un vero e proprio oggetto cult appena abbiamo pubblicato la maglietta sui social siamo stati sommersi da richieste, proposte e semplici informazioni, da appassionati di tutto il mondo…

Nel prossimo mese di marzo siamo stati invitati da una rivista specializzata di Budapest per un incontro con altri collezionisti e professionisti del settore, in particolare case d’asta.

Fino a quel momento la maglia sarà esposta nella nostra nuova mostra “In viaggio con la Coppa del Mondo” che partirà ad inizio del 2026 da Napoli.

M.G.