LA GUERRA È IL PRETESTO DI SE STESSA

E’ ormai noto da anni che, l’Iran, Repubblica Teocratica sotto il regime degli Ayatollah, sia il maggiore oppositore dello Stato di Israele.

Esattamente quarantasei anni fa, l’ordine delle parti, in Iran, venne totalmente sovvertito.

Ci fu una rivoluzione che rovesciò lo Scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, al potere dal 1941.

Dalle ceneri della rivolta, nacque il regime teocratico degli Ayatollah.

Khomeni, il primo, fu un religioso fortemente carismatico che divenne in breve tempo il leader che ostracizzò le fazioni politiche oppositrici e dissidenti, imponendo una forma di governo mai vista in precedenza: il Governo del Giureconsulto (Velayat-e faqih).

Fu avviato un profondo processo di cambiamento in Iran, rendendolo una Repubblica Teocratica.

La sua politica, maggiormente quella estera, fu subito perentoria e bellicista: tranviò di netto i rapporti diplomatici internazionali, modificandone le alleanze, in primo luogo con gli Stati Uniti d’America e con l’intero Occidente. Cambiò modo di interagire con gli stessi paesi e con Israele, da sempre alleato USA.

Il regime degli Ayatollah, si contraddistinse dal primo istante da frequenti angherie e vessazioni, nonché cruenti ed efferate repressioni sociali, le quali inflitte in gran parte nei confronti delle donne: il modus operandi del regime di Teheran è definibile come draconiano e coercitivo.

Nel 1979, anno della rivoluzione, vennero indetti ben due referendum. Nel primo, tenutosi a marzo, venne chiesto al popolo di esprimersi sul cambiamento del sistema istituzionale vigente, in Repubblica; ottenendo il 98,2% dei voti favorevoli.

Il secondo, tenutosi a dicembre, verteva sull’approvazione di una nuova costituzione, basata sul Velayat-e faqih.

Il nascente sistema politico, prevedeva l’assoluto dominio temporale dell’Ayatollah, guida suprema del regime, basandosi però, sul dualismo tra democrazia e autoritarismo, oggi rappresentato dal presidente Hassan Rouhani: fautore pacifista e convinto occidentalista, e il capo della teocrazia, Ali Khamenei, ultraconservatore e ostile all’apertura all’occidente e agli USA.

Nello stesso anno, nacque il corpo delle guardie rivoluzionarie, noto con il nome persiano “Pasdaran”.

La forza militare venne fondata poiché, il primo Ayatollah, Khomeini, non riponeva fiducia nell’operato delle milizie iraniane e per ostacolare la crescente espansione tecnologica e nucleare israeliana.

I Pasdaran ebbero notevole influenza fin dal conflitto in atto dal 1980 al 1988 contro le forze militari irachene, gli stessi si macchiarono di crudeli atti esecrabili. Consolidarono la loro supremazia militare sotto l’egida dell’attuale capo supremo, Khamenei, aumentando cospicuamente il loro potere economico.

Nel 2002, il consiglio nazionale della resistenza iraniana, preconizzò l’esistenza di un impianto di produzione di energia nucleare tramite uranio arricchito, sito a circa cento metri di profondità nel terreno nella città di Bushehr, a duecento chilometri dalla capitale, Teheran.

In seguito ad opportune verifiche e constatazioni da parte dei servizi segreti statunitensi e del Mossad, i servizi segreti Israeliani, tra i più potenti e misteriosi al mondo; nel 2013 vennero avviati i negoziati per il ridimensionamento immediato della produzione nucleare nel paese mediorientale.

Il timore aleggiante fu che l’Iran potesse colpire Israele una volta raggiunto l’obiettivo di dotarsi della bomba nucleare.

L’apogeo venne raggiunto il diciotto ottobre 2015, a seguito della siglatura del periodizzante accordo sul nucleare iraniano, sancito con gli Stati Uniti, la Cina, l’Unione Europea e altri paesi firmatari. Nel quale gli iraniani si impegnavano a detenere solamente 300kg di uranio arricchito non oltre il 3,67% in purezza: la percentuale atta alla produzione nucleare ad uso civile.

Il medesimo accordo venne poi eliso da Donald J. Trump, successore di Barack Obama alla presidenza USA, giacché ritenuto inutile. Lo stesso, applicò all’Iran, ingenti dazi e proibitive sanzioni.

Durante la presidenza Biden, esponente di rilievo della compagine democratica, in carica dal 2021 al 2025, la situazione permase latente ma non statica.

Nell’aprile dell’anno in corso, il neoeletto Trump, quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti d’America, nonché antecessore e successore dello stesso Joe Biden, avviò nuove trattative per mediare e raggiungere un’intesa sull’utilizzo dell’energia nucleare nel paese mediorientale e, non giungendo ad alcuna conclusione appagante, il tredici giugno dell’anno corrente, lo Stato di Israele, capeggiato dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu, ha sferrato un terribile attacco missilistico balistico su Teheran e su altre città nevralgiche iraniane: il “Ricing Lion”, leone nascente.

Scatenando l’ira del regime e, ipso facto, la conseguente reazione bellica, scuotendo l’intero globo e

soverchiando i limiti umanitari.

L’Iran foraggia economicamente alcune organizzazioni paramilitari in vari paesi del medio-oriente per osteggiare lo Stato Israeliano.

Il Regime Teocratico degli Ayatollah ha fortemente caldeggiato la nascita del famigerato “Asse della Resistenza”, costituito da:

miliziani di Hezbollah, in Libano;

milizie alleate di Assad, in Siria;

forze degli Houthi, nello Yemen;

miliziani di Hamas e dalla Jihad palestinese a Gaza, esiguo territorio costiero, dove imperversa un’altro fronte di guerra a causa di una sperequazione esistenziale tra i due paesi: Israele e Palestina, che ha portato alla morte oltre milleduecento civili e tratto in ostaggio oltre duecentocinquanta persone che, ad oggi, sono state parzialmente rilasciate.

Una possibile ingerenza nel conflitto da parte delle forze militari statunitensi è sempre più probabile, dopo che il Presidente Donald J. Trump ha dichiarato molteplici volte, la volontà di porre fine allo scontro tra i due paesi nel minor tempo possibile.

Inoltre, le forze militari americane sono le uniche a possedere la bomba “Bunker Buster”, dalla potenza deflagrante veemente, unico ordigno in grado di colpire in profondità e distruggere l’impianto nucleare sotterraneo iraniano.

C.D.P.