Nella rivoluzione iraniana tenutasi nel 1979, a seguito dell’ostracizzazione dello Scià di Persia e del conseguente insediamento del regime teocratico capeggiato dall’ Ayatollah, lo Stato islamico ha assunto posizioni più critiche ed ostili verso Israele. Inoltre, dopo la guerra del Libano nel 1982, posta in essere anche per via dell’Iran, il quale ha fortemente finanziato militanti sciiti e palestinesi, lo stesso ha acquisito maggiore potere. La guerra libanese si è conclusa con l’assassinio, comminato dal Mossad, di scienziati ed ingegneri impiegati nello sviluppo nucleare dell’Iran.
Il 7 ottobre 2023, Hamas, despotica forza paramilitare palestinese, ha inferto un violento attacco sul territorio israeliano, uccidendo più di 1200 civili. In reazione, Israele ha scaraventato numerosi attacchi contro le milizie iraniane in Siria.
Il 20 gennaio dell’anno successivo, il generale iraniano Razi Mousavi, è stato barbaramente ucciso nel corso di una riunione in un falansterio di Teheran. L’attacco aereo, nella sua veemenza, ha colpito anche quattro funzionari iraniani: Ali Aghazadeh, Saeed Karimi, Mossein Mohammadi e Mohammad Amin Samadi.
Già nel medesimo anno, le tensioni tra i due paesi sono andate esacerbandosi: il primo aprile le truppe israeliane hanno bombardato il consolato iraniano a Damasco, capitale siriana.
Il 13 aprile, Hezbollah, sodalizio militare libanese, anch’esso foraggiato dall’Iran, ha lanciato 40 razzi sul territorio israeliano, il quale ha contrattaccato devastando uno stabilimento per la produzione di armi ad uso militare, in Libano. Successivamente, anche gli Houti, gruppo militare dello Yemen, ha violentemente attaccato lo Stato di Israele.
Il 19 aprile, l’esercito israeliano ha colpito l’aeroporto internazionale di Iskahan, in Iran.
Le tensioni belliche si sono oltremodo astiate a seguito dell’esecuzione del leader politico di Hamas, Ismail Hanyem e della sua guardia del corpo, il 31 luglio, (l’assassinio è avvenuto poche ore dopo l’attacco israeliano su Beirut, dove è rimasto ucciso il comandante di Hezbollah, Faud Shukr) mentre stava svolgendosi la cerimonia di insediamento del neo eletto Presidente iraniano Masoud Pezeshkian.
Il primo ottobre, particolarmente adirato, l’Iran ha considerevolmente lanciato missili su Israele.
Le trepidazioni tra i due Stati sono aumentate fino al 26 ottobre, quando Israele ha impiegato 250 velivoli bombardieri, ordinando di attaccare l’Iran, il quale non ha avuto reazioni.
La celeberrima guerra dei dodici giorni ha avuto inizio il 13 giugno 2025 alle due del mattino, quando il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha draconianamente avviato l’operazione “Ricing Lyon”, ordinando un imponente lancio di missili balistici a scopo preventivo, colpendo siti nucleari, basi militari ed edifici residenziali iraniani, per non permettere a Teheran di dotarsi dell’arma nucleare.
L’Iran, in risposta, ha attaccato Israele con una cospicua orda di missili, dando luogo ad un conflitto sul larga scala.
Le asperità hanno avuto inizio nel pieno dei negoziati tra Stati Uniti e Iran sulla regolamentazione dell’arricchimento dell’uranio atto alla creazione di armi nucleari, poi sospesi proprio a causa del belligerante contesto mediorientale.
Al tramonto, l’Iran ha lanciato più di 100 ordigni sul territorio israeliano. Il casus belli sembra essere stato il tentativo di distruzione delle centrali atomiche iraniane per non permetterne l’arricchimento dell’uranio.
Tuttavia, il direttore dell’AIEA, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ha smentito il presunto sviluppo nucleare in territorio iraniano.
In seguito, l’Iran ha dichiarato che l’uranio è stato trattato esclusivamente per scopi civili, rammentando la siglatura dell’accordo sull’arricchimento dell’uranio, suggellato con gli USA nel 2015; intesa seguentemente elisa da Trump nel corso del suo primo mandato presidenziale (2017-20121) nel 2018.
Nei successivi tre giorni Israele ha effettuato corposi attacchi e ha annunciato di aver annientato il capo dell’intelligence iraniana, il suo vice e un generale dell’esercito.
L’Iran ha contrattaccato colpendo punti nevralgici dello Stato israeliano e proclamando la considerazione del parlamento di uscire dal trattato di non proliferazione nucleare (NPT).
In seguito, Israele ha distrutto l’ospedale iraniano “Farabi” di Kermanshas, nell’ovest dell’Iran.
Conseguentemente, ha bombardato anche la sede principale della TV di Stato, uccidendo numerosi giornalisti e dipendenti.
Il 18 giugno, la piattaforma web di cryptovalute iraniana, Nobitex, ha subito un attacco hacker pervenuto da Israele, sottraendo più di 48 milioni di dollari agli utenti registrati.
Il giorno successivo, Israele ha colpito il reattore ad acqua pesante di Arak, scaturendo la reazione dell’Iran che ha demolito, a seguito di un attacco missilistico, la Borsa di Tel Aviv e parte dell’ospedale “Sobora” di Be’ersheva, ferendo oltre 271 persone.
Nella notte del 22 giugno, 6 aerei militari statunitensi B2-Spirit hanno colpito la centrale nucleare di
Fordow, sganciandovi oltre 12 ordigni GBU-57 MOP. Altri 30 missili Tomaahawk sono partiti dal sottomarino USA Ohio, direzionati verso gli altri siti nucleari di Natanz e Esafhan, arrecando ingenti danni e sciorinando al mondo intero la potenza militare e strategica cui dispongono.
I siti nucleari colpiti dai missili americani sono stati ampiamente compromessi, come confermato in
secondo luogo dal governo di Teheran, ma è possibile che le autorità persiane siano riuscite preventivamente a dislocare i materiali altrove, come testimonierebbero le colonne di mezzi pesanti al varco di accesso del sito di Fordow, solamente qualche giorno prima dell’attacco.
Il 24 giugno, a fronte del pregresso attacco statunitense, l’Iran ha massimamente attaccato la base militare americana di Al-Udeid, in Qatar. I missili lanciati sono stati interamente intercettati dal sistema di difesa aerea qatariota.
Lo stesso giorno, il presidente Trump, ha preconizzato una tregua tra le compagini, inizialmente violata da entrambe e seguentemente rispettata. La Repubblica islamica ha ufficializzato la fine delle ostilità il medesimo pomeriggio.
Nel definirla guerra dei dodici giorni, il presidente statunitense Donald J. Trump, ha dimostrato alla popolazione globale la sua ferra volontà: porre fine quanto prima alle ostilità tra Israele e Iran.
Il parlamento iraniano ha poi varato un disegno di legge per interrompere la cooperazione con l’AIEA.
Se tale DDL verrà avallato anche dal Consiglio dei Guardiani e dal Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale, l’agenzia non sarà più ammessa in territorio iraniano.
Le due motivazioni che parrebbero aver portato alla cessazione del conflitto appaiono essere: l’individuazione da parte dei servizi segreti americani dell’Ayatollah Khamenei, trinceratosi all’interno di un bunker segreto; e lo scoramento militare comportato dalla dilapidazione dell’arsenale: si conta che l’Iran abbia attualmente a disposizione 1000 missili e 100 lanciatori, per cui diverrebbe indispensabile la richiesta di sostentamento ad altri paesi, se non fosse che lo Stato islamico sembra essere sempre più isolato, anche dai BRICS, gruppo di cooperazione internazionale di cui è componente.
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters, a seguito dell’attacco iraniano verso le basi in Qatar, il presidente Trump si sarebbe messo in contatto con l’Emiro Al-Thani per informarlo dell’accettazione di una tregua da parte di Israele ed esortandolo a intercedere e mediare con l’Iran per il restante ottenimento della sospensione delle azioni belliche.
L’apicale autorità qatariota ha immantinente accolto la richiesta del presidente statunitense, sicché mira a mantenere una posizione diplomatica di assoluto prestigio internazionale.
Entrambe le parti coinvolte hanno rivendicato la vittoria: il primo Primo Ministro israeliano Netanyahu l’ha definita una vittoria storica per generazioni. Al contempo, il ministro delle finanze iraniano, Bazel Smortich, ha dichiarato che l’impatto militare iraniano ha costretto il regime sionista
a giungere all’epilogo delle asperità, aprendo le celebrazioni per la fine della guerra a Teheran, in Piazza della Rivoluzione, dove si sono radunate migliaia di persone festanti.
Ad oggi il cessate il fuoco temporaneo sembra essere in atto, ed è comprovato dalla riapertura dello spazio aereo iraniano dei giorni scorsi.
Ad ultimum, l’utopico e velleitario auspicio è quello di un diuturno periodo pacifico tra i due paesi, e che l’Occidente riesca a regolare una stabilità internazionale granitica, anch’essa perdurante.
Cristian De Paola