Nel 1938 nacque il Mossad Le Aliyah Bet (istituto per l’immigrazione B), branca dell’organizzazione paramilitare Haganah sita nella Palestina mandataria britannica e che svolgeva la funzione di sostenere ed incrementare l’immigrazione degli ebrei in Palestina.
I servizi segreti israeliani vennero divisi sin dalla loro istituzione in tre distinte agenzie:
l’Aman: acronimo di Agaf Hamodi’in (sezione di intelligence), è deputato allo spionaggio militare ed è la sezione più numerosa. Riferisce direttamente al Capo di Stato Maggiore della Difesa.
Oggi è diviso in numerose sottocategorie, tra le quali spicca l’Unità 8200: specializzata nello spionaggio di segnali elettromagnetici e del cyberspazio.
Lo Shin Bet o Shabbak: acronimo di Sherut Habitahon haKlali, è Incaricato alla sicurezza interna generale e al controspionaggio. Dal 1967, dopo l’epilogo della Guerra dei Sei Giorni, lo Shin Bet esercitò prettamente funzioni di controllo sui territori palestinesi.
Il Mossad: è il responsabile delle operazioni compiute all’estero.
Il primo aprile 1951 venne ufficialmente istituito il Mossad, l’Istituto per l’Intelligence e i Servizi Speciali, il cui motto riporta: “Attraverso l’inganno faremo la guerra”.
Fu fondato dal primo Presidente israeliano David Ben Gurion, considerato il “Padre della Patria”.
La sua principale mansione è quella di prevenire e mitigare gli eventuali danni causati da attacchi comminati da paesi avversi. Fa capo al Primo Ministro che ne nomina il direttore e le varie figure apicali.
La sua struttura è composta da tre divisioni:
La divisione operazioni speciali, che conduce missioni di spionaggio e operazioni all’estero;
La divisione di controspionaggio, che invece blocca e previene le operazioni di spionaggio interno;
La divisione di tecnologia e ricerca, atta allo sviluppo informatico avanzato.
Esegue il complesso compito di inglobare quante più informazioni possibili sulle intricate ed inestricabili questioni estere, ed è considerato tra i servizi segreti più eclettici, caparbi e perseveranti al mondo.
Inoltre, conduce operazioni sotto copertura con il solo scopo di salvaguardare e difendere lo Stato di Israele.
La sede principale si trova a Tel Aviv e si stima che vi lavorino circa mille agenti.

Il primo direttore del sofisticato apparato di intelligence fu Reuven Shiloah, in carica dal 1951 al 1952. Lo succedette Isser Harel, insediatosi il 22 settembre 1952 e considerato il demiurgo dei servizi segreti israeliani. Fu il principale fautore della realizzazione dell’attuale struttura di intelligence.
Nel corso della direzione Shiloah, venne reclutato Eli Cohen, annoverato tra gli agenti più brillanti nella storia del Mossad.
Nel 1961, lo stesso fu inviato in missione speciale in Argentina sotto falsa identità siriana, acquisendo il nome di Kamel Amin Thaabet. Rimase perennemente in contatto con il Mossad, attraverso lo scambio di messaggi cifrati.
Strinse un importante legame d’amicizia con Amin al-Hafiz, un militare siriano dislocato a Buenos Aires.
Nel 1963, a seguito della sua candidatura, al-Hafiz divenne Presidente della Siria e volle portare con sé proprio Cohen, suo grande amico, il quale si stabilizzò nell’establishment politico siriano.
La spia israeliana, ebbe così accesso ad una moltitudine di informazioni segrete.
Poté inoltre agire indisturbato perlustrando le basi militari siriane, dove acquisì innumerevoli informazioni e scattò molteplici fotografie. Documentò ogni singolo istante.
Fu così che il Mossad venne a conoscenza di tutto ciò che concerneva la Siria e i suoi piani strategici.
Il 18 gennaio 1965 i vertici politici ne svelarono l’identità attraverso un dispositivo sovietico che intercettò un messaggio in codice trasmesso al Mossad da Cohen. Fu arrestato, processato, crudelmente torturato e nel febbraio dello stesso anno impiccato, a Damasco.
Alla salma, lasciata esposta per diversi giorni, esponendolo, seppur morto, al pubblico ludibrio, venne affisso un cartello che riportava la nomea di “Spia Sionista”.
Il feretro venne poi seppellito in un bunker blindato per scongiurarne il trafugamento.
In passato, per arruolarsi occorreva presentare richiesta presso le ambasciate israeliane o statunitensi. Recentemente i criteri di reclutamento sono stati notevolmente agevolati.
Non sono state semplificate, parimenti, le tecniche di addestramento a cui sono sottoposti i “katsa”, ovvero gli agenti.
I candidati vengono pedissequamente sottoposti a stremanti test psicofisici: ogni aspirante katsa, viene convocato in un luogo anonimo per essere interrogato sulle proprie esperienze di vita.
Le sedute si tengono a cadenza giornaliera per circa quattro mesi consecutivi. Vengono infine sottoposti ad una visita medica generale che, se superata, da inizio all’intenso programma di addestramento della durata di due anni che ha luogo all’interno dell’Accademia del Mossad, la Midrasha.
Terminate le esercitazioni, vengono visionati i filmati registrati nel corso delle stesse, per correggere opportunamente gli errori commessi.
Vengono inoltre avvezzati tramite condizionamento mentale, ad una estrema resistenza al dolore, attraverso l’attuazione del razionamento alimentare ed altri randomici esercizi.
I cadetti apprendono, all’interno dell’accademia, peculiari tecniche di manipolazione e falsificazione dei documenti oltreché l’utilizzo fluente delle armi.
Ogni katsa deve creare intorno a sé una vera e propria rete informativa cui poter attingere in caso di necessità.
Le statistiche riportano che solamente 15 aspiranti agenti su 5000 riescono a portare a termine la preparazione impostagli.
Tra le operazioni più significative del Mossad, occorre ricordare quella tenutasi nel 1956, quando riuscì ad intercettare il discorso con cui Nikita Sergeevič Chruščëv, ex capo del governo dell’URSS, denunciò aspramente i crimini commessi da Stalin, recapitandolo a Washington.

L’intervento che più di tutti permise al Mossad di ottenere la reputazione che tuttora detiene fu l’operazione cosiddetta “Finale”. Nella quale catturarono, nel 1961 a Buenos Aires, Adolf Eichmann, ex ufficiale delle SS naziste.
Un’altra operazione degna di citazione fu “Diamond”: il pilota dell’areonautica irachena, Munir Redfa, venne contattato dai servizi segreti israeliani che tentarono di corromperlo, convincendolo a prendere parte al dirottamento di un jet MiG-21, (velivolo bombardiere in utilizzo agli eserciti arabi), esclusivamente per poterne studiare le componenti. In cambio, Israele gli offrì un milione di dollari e la cittadinanza israeliana.
Nella corrispondenza scambiata tra gli agenti del Mossad e il pilota iracheno, non figurò mai la parola jet, prontamente sostituita da diamond, che diede poi il nome alla suddetta operazione.
Il 5 agosto 1966, alle 07:30 del mattino, nel pieno di un’esercitazione militare programmata, il jet pilotato da Redfa decollò, dirigendosi verso est per poi virare, deviando la rotta, e planare a bassa quota verso la Giordania per eludere i radar. Giunse in Israele dopo 25 minuti di volo.
Un’altra delle operazioni più conosciute fu “Democle”, avviata tra il 1962 e il 1963, ed ultimo vero intervento rilevante sotto la direzione di Harel: le forze del Mossad entrarono a conoscenza della progettazione, da parte dell’Egitto, alleato dell’Unione Sovietica, di missili a lunga gittata in grado di colpire lo stesso Israele. I servizi segreti, quindi, scoprirono che i sovietici non erano stati neppure messi al corrente della situazione e che alcuni ingegneri e scienziati tedeschi si recarono in Egitto per dare vita ad un’industria, poi chiamata fabbrica 333, dove poter produrre i suddetti missili.
Harel e gli agenti dell’intelligence avviarono delle meticolose indagini, atte a risalire all’identità degli ingegneri tedeschi. Non ottennero, però, il bene placet del governo israeliano, in procinto di stipulare un accordo con la Germania dell’Ovest per porre fine alla costruzione dei missili egiziani.
Tuttavia, quando l’intesa sembrò raggiunta, il Mossad scoprì che non vi fu alcun indietreggiamento da parte dei tedeschi. Le indagini proseguirono e, allìinsaputa del governo, i servizi segreti israeliani portarono a termine la missione, assassinando tutti gli scienziati impiegati nella fabbrica.
Harel fu immediatamente disarcionato dal Primo Ministro, che mirava a raggiungere una soluzione diplomatica con la Germania.
Gli interventi attuati dal Mossad che annichilirono l’intero Medio Oriente negli anni ’70, furono principalmente tre: le operazioni “Isotopo 1”, “Ira di Dio” ed “Entebbe”.
La prima ebbe luogo l’8 maggio 1972: due uomini e due donne delle ribalde milizie palestinesi, “Black September” (settembre nero), dirottarono il volo Sabena 571, decollato da Bruxelles e diretto a Tel Aviv. Chiesero il rilascio immediato di 315 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane e il pagamento di 1 milione di dollari.
Gli agenti del Mossad operarono sotto copertura e, camuffati da meccanici aeroportuali, salirono a bordo dell’aeronave sterminando i quattro terroristi e traendo in salvo tutti i passeggeri, profondamente costernati dall’incresciosa e paurosa situazione vissuta.
Tra gli agenti dell’intelligence israeliana vi fu anche l’attuale Primo Ministro Netanyahu.
L’operazione “Ira di Dio” si verificò durante lo svolgimento delle olimpiadi di monaco nel 1972: all’interno del villaggio olimpico, il commando armato “Black September”, si rese protagonista del rapimento e dell’assassinio di 11 atleti israeliani. La vendetta del Mossad fu uno stillicidio. Per diversi anni, individuò e neutralizzò gli esecutori del cruento e vile attacco di Monaco. Questa operazione fu l’emblema della resiliente caparbietà operativa del Mossad.
Nel 1979, scattò l’operazione impropriamente conosciuta come “Entebbe”, ma realmente nominata
“Thunderbolt”, anch’essa tra le più rimembrate: la mattina del 27 giugno, una comitiva di terroristi, adepti del fronte popolare per la liberazione della Palestina, dirottarono il volo 139 della compagnia aerea Air France, partito da Tel Aviv e diretto a Parigi. A bordo vi erano 248 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio. I dirottatori, decisero in primo luogo di deviare il volo verso la Libia, successivamente convennero sul dirottamento in Uganda, a Entebbe. I malfattori, chiesero la liberazione di 53 prigionieri palestinesi, di cui 40 detenuti in Israele e 13 in altri paesi del medioriente. Inoltre, trassero in ostaggio 105 tra i passeggeri e i componenti dell’equipaggio che segregarono in un terminal dismesso nell’aeroporto ugandese.
Il governo israeliano, in stretto contatto con i servizi segreti, avviò le trattative. Coevamente, decisero di mettere a punto un raid aereo costituito da quattro velivoli C-130 (chiamati i “ippopotami” per via della loro forma globulare) e un Boeing 747.
Gli “ippopotami” decollarono nella notte del 3 luglio, volando a bassa quota per non essere captati, e atterrarono a Entebbe alle quattro del mattino (ora ugandese).

Una volta a terra, gli agenti speciali misero in atto una vera e propria messa in scena: fecero sbarcare tre auto sulle quali salirono, simili a quelle date in dotazione ai sequestratori. Una volta giunti presso il terminal, aprirono il fuoco, crivellando i terroristi e liberando gli ostaggi. Nello scontro a fuoco, 101 dei 105 passeggeri imprigionati nel terminal riuscirono a salvarsi mentre quattro perirono la vita. L’unico caduto tra i militari israeliani fu il comandante Yonatan Netanyahu, fratello di Benjamin e colonnello della difesa israeliana.
Nel corso degli anni il Mossad operò anche in Italia: nei 1986, a Roma, gli agenti dei servizi segreti rapirono Mordechai Vanunu, ex dipendente della centrale nucleare di Dimona, reo di aver rivelato al mondo intero l’esistenza della bomba atomica israeliana.
Venne seguentemente processato per tradimento e spionaggio a causa del siffatto proclama.
L’ultima faraonica operazione posta in essere dalle immarcescibili truppe del Mossad, che ha richiesto ingenti approfondimenti investigativi e anni di addestramento, è stata messa in atto il 13 giugno dell’anno in corso. L’operazione “Ricing Lyon”, così definita, è stata condotta contro il regime teocratico degli Ayatollah, in Iran.
Agenti sotto falsa identità avevano già introdotto da tempo armi di precisione in territorio iraniano.
Simultaneamente, veicoli d’assalto mimetizzati hanno abbattuto alcune postazioni nevralgiche, semplificando oltremodo l’intervento aereo dei cacciabombardieri.
L’obiettivo prioritario era quello di dismettere il sito nucleare di Natanz, oltreché gli impianti di Fordow, Bushehr e Isfahan.
Dopo l’offensiva israeliana, le forze iraniane hanno risposto con un copioso lancio di missili, quasi del tutto intercettati e inibiti dal sistema di difesa aerea israeliano che comprende l’Iron Dome, che neutralizza i missili a corto raggio; l’Arrow, utile per abbattere i missili a medio lungo raggio e il THAAD, in supporto ai precedenti.
Il 22 giugno 2025, le forze aeree statunitensi, a supporto di Israele, hanno colpito tutte le centrali nucleari presenti sul territorio iraniano, intimando, in caso di un mancato accordo sulla pace, truci ed efferati attacchi armati.
Il 24 giugno, il presidente statunitense Donald J. Trump ha annunciato la tregua, poi suggellata da entrambe le compagini coinvolte.
Tuttavia, la mirabolante e gloriosa storia del Mossad, è stata anche intrisa indissolubilmente da operazioni fallite clamorosamente e da situazioni catastrofiche non prevenute, come l’attacco “Alluvione al-Aqsadi Hamas” del 7 ottobre 2022. Per il quale il direttore dello Shin Bet si è totalmente assunto la responsabilità per non avere attenzionato le sobillazioni del movimento terroristico Hamas.
L’attuale ostile e sinusoidale rapporto tra Tel Aviv e Teheran, è sorto a seguito del foraggiamento da parte dell’Iran dei più avversi sodalizi paramilitari e terroristici mediorientali nei confronti dello Stato di Israele, costitutivi dell’Asse della Resistenza: Hamas e la Jihad in Palestina, Hezbollah in Libano, gli Houti nello Yemen e Assad in Siria.
Cristian De Paola