Arnaldo Harzarich (Pola, 3 maggio 1903 – Merano, 22 aprile 1973) è stato un vigile del fuoco e militare italiano come maresciallo di Terza Classe del 41º Corpo dei Vigili del Fuoco di Pola. È passato alla storia perché il suo nome fu legato al dramma delle foibe. Medaglia d’oro al Valor Civile per essersi distinto in particolari atti di coraggio e perizia nell’espletamento delle sue funzioni. Il 16 ottobre 1943 ricevette il compito di perlustrare alcune foibe e recuperare le vittime che vi erano state gettate.
Con la sua squadra questi procedette al recupero delle salme e produsse una documentazione che nel giugno del 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, presentò alle autorità alleate, descrivendo foiba per foiba l’attività svolta e i riconoscimenti fatti. In totale recuperò i corpi di 204 infoibati più quelli di altre persone eliminate probabilmente in modo diverso. In totale 250 morti. Tra il 10 e 11 dicembre 1943 recuperò presso Antignana, nella foiba di Villa Surani, la salma di Norma Cossetto, occultata insieme ad un’altra ventina di corpi.
La ricorrenza del Giorno del Ricordo al 10 Febbraio, è stata istituita nel 2004 con l’obiettivo di “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. La Giornata del Ricordo è quindi un’occasione solenne, che invita a riflettere su pagine buie del nostro passato, per conservare e rinnovare la memoria delle sofferenze degli italiani d’Istria, di Fiume, della Dalmazia, in un periodo tragicamente tormentato della storia d’Europa, Nelle zone del confine orientale, si instaurò la dittatura comunista di Tito, inaugurando una spietata stagione di violenza contro gli italiani residenti in quelle zone in quella stagione, contrassegnata da una lunga teoria di uccisioni, arresti, torture, saccheggi, sparizioni, le Foibe restano il simbolo più tetro. L’istituzione del Giorno del Ricordo, votata a larghissima maggioranza dal Parlamento italiano, ha contribuito a riconnettere alla storia italiana quel capitolo tragico e trascurato, a volte persino colpevolmente rimosso ha proseguito, l’Italia rende omaggio alle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata commemorando chi ha sofferto e ha pagato con la vita o con l’esilio il prezzo dell’odio e dell’intolleranza.
Le foibe sono cavità naturali presenti nella regione del Carso, tra il Friuli-Venezia Giulia e le attuali Slovenia e Croazia, che divennero luoghi di massacri a partire dal 1943, con la sconfitta subita nella seconda guerra mondiale in Italia. I partigiani comunisti jugoslavi, guidati dal maresciallo Tito, considerarono gli italiani come nemici del popolo, torturandoli e gettandoli nelle foibe. Si stima che le vittime possano essere state anche oltre 10.000, ma le cifre precise rimangono incerte. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando Tito prese il potere, le violenze contro gli italiani aumentarono, culminando con l’occupazione jugoslava di Trieste nel maggio del 1945. Gli italiani furono costretti a fuggire, lasciando le loro terre e beni, e chi non riusciva a scappare veniva ucciso o deportato. Si calcola che circa 250.000 italiani siano diventati esuli in quel periodo. Il dramma non si concluse con la guerra ma continuò fino al trattato di pace di Parigi del 1947, che annetteva molte di queste regioni alla Jugoslavia e confiscava i beni degli italiani. Solo nel 1954, Trieste tornò sotto il controllo italiano.
Marcello Grotta