GOVERNO MELONI, IN MEZZO TRA USA ED EUROPA CON L’INCOGNITA DI PIERSILVIO BERLUSCONI IN CAMPO?

Meloni stella assoluta e unico leader.

Schlein volenterosa, ma sempre più isolata dai “salotti romani” che,  ben più delle primarie di partito, decidono le sorti del Pd.

Salvini con un piede nelle sabbie mobili di un Ministero dei Trasporti mai così in basso e l’altro all’agognato Viminale,

Tajani, come il generale Drogo, prudente e sempre in attesa di un evento che potrebbe cambiare scenari e ruoli.

Lupi, il vero uomo di Centro, con in tasca un futuro da ago della bilancia e la consapevolezza di vedere aumentare i consensi. 

Renzi e Calenda, accomunati dalla stessa etichetta “meglio lobbisti che politici”.

Infine Conte, non più convincente nè vincente come l’omonimo Antonio (che invece sta facendo sognare Napoli), non più  pacato e rassicurante come quando era Presidente del consiglio.

Il movimento 5 stelle è ai minimi storici e lui ne rappresenta la ruggine più ostinata.

La situazione politica con questi attori sembrerebbe chiara, chiarissima per i prossimi tre anni almeno. Fino alla scadenza naturale della legislatura prevista nel 2027.

Del resto, la visita del  Premier Meloni da Trump per il suo secondo e strategico insediamento rafforza ulteriormente la sua immagine a livello internazionale: da fervida sostenitrice di Biden a “ponte strategico europeo” di Trump, il passo non era ne’ scontato ne’ tanto meno atteso.

A maggior ragione, in un tempo così breve. Il Pd mastica amaro, la Schlein non ruba (anzi mai ha rubato) la scena come la Giorgia nazionale, da l’impressione di imparare a memoria il compitino, e sembra incapace di accendere l’ opposizione prima e la piazza poi.

Se a breve verrà sostituita dall’ incendiario Landini o dal moderato Ruffini non sarà certamente una sorpresa né una decisione sofferta.

Il punto è un altro: trovare un leader del centrosinistra che non sia acerbo o bollito.

Sbagliare per la seconda volta consecutiva equivarrebbe a scomparire. E allora come spesso accade nelle situazione di calma piatta apparente la sorpresa potrebbe presentarsi completamente inattesa. E potrebbe sparigliare tutto il panorama politico nazionale. Potrebbe avere un volto e soprattutto con un cognome: Berlusconi. Piersilvio ovviamente. Amministratore delegato di Mediaset e manager di lungo cors o, nonostante non abbia ancora compiuto cinquant’anni.

Il motivo potrebbe essere ovvio. Da uomo d’affari, potrebbe aver fiutato il profumo dei fantamiliardi americani e allora perché rinunciare a sedersi al tavolo delle trattative internazionali con due tra gli uomini più ricchi del mondo come Trump e Musk.

L’occasione è storica ed irripetibile. Chi meglio di un Berlusconi potrebbe movimentare e rinnovare un panorama politico affidato “ai soliti noti”.

La data della sua discesa in campo, dicono i ben informati, potrebbe essere già ad aprile.

La squadra dovrebbe essere già costruita con giovanissimi di Forza Italia lanciati e rodati, con successo, nelle trasmissioni televisive. Vedremo se non è solo fantapolitica. E se, al contrario,  Giorgia resterà Regina incontrastata.

Sabrina Trombetti