“DISFATTA MONDIALE”: MANCATA QUALIFICAZIONE DELLA NAZIONALE ITALIANA 2026

Purtroppo ci ritroviamo, a distanza di 12 anni dall’ultima partecipazione italiana ad un campionato del mondo, a parlare, per la terza volta consecutiva, della mancata qualificazione degli azzurri alla più prestigiosa competizione calcistica per le nazionali.

Per comprendere appieno l’angosciante situazione che stiamo vivendo, bisogna ricapitolare alcuni accadimenti del passato: nel 2014, la nazionale dell’allora CT Cesare Prandelli, uscì ai gironi a seguito di una partita, la terza, segnata dalla discussa espulsione comminata a Marchisio e dal molto dibattuto morso di Suarez a Chiellini. Sta di fatto che arrivammo terzi nel girone e quindi esclusi dalla competizione.

Nel 2017, durante le qualificazioni per il campionato del mondo di Russia, la nazionale capeggiata da Giampiero Ventura, finì ai play-off, dove pareggiò 0-0 in casa (dopo aver perso 1-0 nella partitadi andata), a San Siro, davanti a più di 70.000 spettatori inermi e delusi.

Al tempo gridammo alla sciagura, si parlava di una nazionale vilipendente e di calciatori che non avrebbero più meritato di indossare quella maglia. Forse, peccammo di presunzione e ci affidammo allo storico, non pensando che potesse verificarsi un tale infausto epilogo. In seguito, il presidente federale Carlo Tavecchio si dimise, permettendo all’attuale presidente, Gabriele Gravina, di salire al potere.

Venne prontamente sostituito CT, fu chiamato Roberto Mancini, allenatore vincente e di esperienza internazionale, al quale va riconosciuto assieme al compianto Gianluca Vialli (capo delegazione) di essere riuscito nell’intento di creare una particolare alchimia tra i calciatori, lo staff tecnico e la federazione, riconsegnando al popolo italiano una nazionale credibile: suggellando un record di vittorie consecutive, ben 59. Solo Vittorio Pozzo riuscì a far meglio concatenando 63 vittorie senza perdere mai.

Poi, nel 2021 a seguito della procrastinazione degli europei a causa della pandemia di Covid-19, a seguito di una emozionante e sorprendente cavalcata, riuscimmo a vincere, proprio in casa del nostro avversario, l’Inghilterra, il campionato disputato.

Dopo qualche tempo, ci presentammo alle qualificazioni, tronfi di aver vinto l’europeo pochi mesi prima. Giocammo varie partite vistosamente sottotono e finimmo di nuovo agli spareggi, giocati poi

a marzo contro la Macedonia del Nord. Ed anche in questa occasione, la partita decisiva si disputò in Italia, a Palermo.

Ancora obnubilati dal successo strepitoso dell’anno precedente a Wembley, perdemmo e fummo, per la seconda volta consecutiva, eliminati dal mondiale giocatosi successivamente in Qatar.

Dopo la succitata debacle, i vertici federali e il commissario tecnico Mancini, rimasero indenni e continuarono il loro percorso, seppur per poco più di qualche mese. Dopo aver perso fiducia e a seguito di un rapporto, quello tra il capo della federcalcio e il selezionatore, ormai macchiato indelebilmente, il CT campione d’Europa nel 2021, il giorno di Ferragosto del 2023, decise di dimettersi tramite l’invio di una PEC indirizzata al presidente Gravina, per potersi sottrarre dalla mesta situazione ed andare ad allenare la nazionale dell’Arabia Saudita, al cospetto del Dio denaro.

Venne sostituito, dopo aver avviato una fase di consultazione da parte dei vertici federali, da Luciano Spalletti: allenatore neo campione d’Italia con il Napoli e dimissionario a seguito di esacerbate divergenze con il presidente della società sportiva del capoluogo partenopeo.

Spalletti pareggiò la prima partita da commissario tecnico, guarda caso, proprio contro la squadra che ci fu fatale qualche anno prima: la Macedonia del Nord.

Dopo un periodo sinusoidale, riuscimmo, con un colpo di fortuna, a qualificarci per gli europei in Germania, poi giocati non all’altezza delle aspettative e delle ambizioni, preconizzate dallo stesso Spalletti. Dopo essere usciti vittoriosi nella partita d’esordio contro la ridente nazionale albanese e aver pareggiato ad ultimum con la Croazia, venimmo ostracizzati agli ottavi contro la Svizzera, squadra granitica che fattualmente ci condannò ai playoff mondiali nel 2022.

In seguito alla cacciata di Spalletti, al nuovo commissario tecnico, Gennaro Gattuso, chiamato a guidare la nazionale dal presidente e da un suo ex compagno di maglia azzurra e attuale capo delegazione, Gianluigi Buffon, e presentato in pompa magna dalla federazione, presso il prestigioso hotel “Parco dei Principi” di Roma, venne assegnato l’arduo compito di riportare l’Italia ai mondiali dopo un’ormai decennale assenza.

In soli sette mesi, “Ringhio” Gattuso, è perlomeno riuscito a riportare entusiasmo oltreché una parvenza di complicità all’interno del gruppo squadra. Ma anche in questa occasione, per tentare di partecipare ai prossimi mondiali a stelle e strisce, siamo stati costretti a dover subire la trepidante attesa degli spareggi, che purtroppo ci hanno visti, per l’ennesima volta, sconfitti nel match finale contro la Bosnia ed Erzegovina.

Oggi, la delusione e l’amarezza sono più percettibili delle precedenti edizioni mancate. Questa volta siamo stati realmente vicini al traguardo, esaltati dalla segnatura di un goal nel primo tempo di gioco.

Dopo, la partita non si è di certo indirizzata a nostro favore: complice il madornale errore di un calciatore azzurro e di un arbitraggio, nel secondo tempo, a dir poco discutibile. È pur vero che una nazionale come la nostra non avrebbe dovuto temere una formazione come quella bosniaca.

Sta di fatto, che nonostante la storia ci abbia insegnato a suon di mancate qualificazioni e di partite perse considerevolmente, ci troviamo a dialettizzare di riforme mai poste in essere dall’esecutivo federale e come di consueto, dei tanti, troppi calciatori stranieri che calcano i campi della nostra competizione nazionale maggiore. Certo è che il dato dei pochi italiani in Serie A è incontrovertibile, ma va anche tenuto conto dell’inettitudine della struttura della FIGC e dell’inermità di alcuni addetti ai lavori.

La via più facilmente perseguibile, ora, sarebbe quella di chiedere a gran voce le dimissioni del presidente Gravina, cosa peraltro auspicabile, ma come già annunciato proprio da egli stesso pochi istanti dopo la sconfitta di ieri, non è assolutamente possibile, almeno nell’imminenza. Dato che è stato convocato un consiglio federale straordinario per la prossima settimana, dove la figura apicale della federazione, chiederà la fiducia per poter proseguire il suo mandato.

La richiesta di tutti gli amatori della Nazionale e del calcio in generale, è quella di realizzare delle riforme che possano concretamente instradare un nuovo sistema calcistico e quindi che permettano anche alla squadra nazionale di potersi risollevare. Naturalmente non sarà semplice ma è evidentemente necessario per scongiurare una eventuale assenza ai prossimi campionati europei e ai futuri campionati del mondo.

Ragazzi, adolescenti, bambini, anche lo stesso scrivente non ha un ricordo nitido della nazionale ai mondiali. Lo trovo particolarmente ingiusto per tutti quelli che come me, amano il calcio e la sua storia.

Purtroppo, si è creata una trappola gravitazionale che ha fagocitato un’intera generazione. Questo è un dato che segna un punto di rottura tra i giovani e il calcio Italiano. Non casualmente stiamo assistendo ad un esponenziale incremento di ragazzi che si appassionano ad altri sport.

Per i giovani, il calcio resta di notevole importanza. Ma la nazionale, mancando dall’evento globale da più di 12 anni ormai, lo è sempre meno.

Mentre appaiono ormai quasi certe le dimissioni di Gattuso, nelle ultime ore si discute, in seguito ad un rigido intervento del ministro Abodi, di una possibile discesa in campo di Giovanni Malagò, ex presidente del CONI e del comitato organizzatore dei Giochi Olimpici e Paralitici invernali di Milano-Cortina.

Occorre ridisegnare il calcio italiano: serve farlo per la storia, per i tifosi, per la nazionale e per l’Italia.

Seguiranno aggiornamenti…

Cristian De Paola