Un fiore all’occhiello, una vera eccellenza di gusto e sapori il ristorante “Benito al Bosco” a Velletri.
Su questa tavola si sono susseguiti tantissimi grandi attori del passato e politici di ieri e di oggi attratti dalla cucina genuina e nello stesso tempo raffinata. Incontriamo il capostipite Benito, cordialissimo, un grande ed accogliente sorriso, e uno dei figli, Roberto Morelli, solare e attento ai particolari, con cui, incuriositi, abbiamo realizzato questa intervista per scoprire i segreti del successo di questo paradiso immerso in un bosco di castagno, con la piscina e tanto silenzio intorno.
Ci siamo fermati, stremati dal caldo di luglio, per un pranzo estivo e siamo stati cullati e avvolti da una piacevolissima brezza di vento, i mille aneddoti di Benito e suo figlio Roberto e viziati da un sublime pan di spagna alla crema al limone con frutta di stagione…
Da Alberto Sordi e Sofia Loren, ai potenti della terra come Putin e Macron: Benito al Bosco è il cibo perfetto per ogni occasione. Ci può raccontare la storia di questa grande eccellenza della Regione Lazio?
La storia di Benito al Bosco nasce da una grande passione per la cucina e per l’ospitalità autentica, quella che viene dal cuore. Siamo nel cuore dei Castelli Romani, un luogo dove la tradizione contadina incontra la raffinatezza della cucina italiana. Negli anni abbiamo accolto con orgoglio artisti del calibro di Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Sofia Loren, Eduardo De Filippo, Vittorio Gassman, fino ad avere l’onore di cucinare per i grandi della terra. Ognuno di loro ha trovato da noi un’atmosfera familiare, riservata e un piatto che parlasse del nostro territorio. Il segreto del nostro successo? Essere sempre fedeli a noi stessi, con una cucina sincera, fatta di materia prima eccellente e rispetto per la tradizione.
Fra tradizione, innovazione e primizie del territorio, quale è la carta vincente?
La nostra carta vincente è l’equilibrio. Onoriamo la tradizione con piatti che raccontano la storia del Lazio, ma non rinunciamo a una ricerca costante di innovazione, con cotture leggere, abbinamenti sorprendenti e tecniche moderne che valorizzano le materie prime. Siamo profondamente legati al nostro territorio: ogni stagione ci regala prodotti straordinari che diventano protagonisti nel piatto. Dal porcino dei boschi locali ai carciofi romaneschi, fino ai vini dei Castelli… ogni elemento ha una storia da raccontare.
Ci può illustrare un aneddoto dei grandi attori del passato come Alberto Sordi, Eduardo De Filippo, Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman?
Ce ne sarebbero mille! Ricordo con affetto quando Alberto Sordi, con la sua proverbiale ironia, ci chiedeva sempre “la pasta come la faceva mamma, ma un po’ meglio”. Una volta, con Eduardo De Filippo, ci fu una vera sfida tra cucina romana e cucina napoletana: si scherzava sul ragù, sui tempi di cottura… ma alla fine, davanti a un buon piatto di abbacchio, si rideva tutti insieme. Con Ugo Tognazzi, appassionato gourmet, si parlava per ore di ricette, vini e segreti di cucina. Gassman, invece, amava la semplicità: pane, olio buono e un bicchiere di rosso. La verità è che la tavola unisce, e quei momenti rimangono indelebili.
Quanto è importante la buona convivialità per favorire accordi politici? La tavola è il luogo migliore per stringere intese ed amicizie?
Assolutamente sì. La tavola è uno spazio neutro, umano, dove le barriere cadono. È lì che si rompe il ghiaccio, che si ascolta davvero l’altro, che si trova un terreno comune. Abbiamo spesso visto persone sedersi con idee diverse e alzarsi con un’intesa, anche solo umana. Il buon cibo, un calice di vino, il calore dell’accoglienza: tutto contribuisce a creare un’atmosfera di fiducia e rispetto. La politica, come la cucina, è fatta di ingredienti giusti e di tempi ben calibrati.
Quale è il menu ufficiale che non può mancare nelle grandi occasioni?
Nelle grandi occasioni, soprattutto nei pranzi istituzionali, privilegiamo un menu leggero, raffinato e ben calibrato. Solitamente si compone di tre portate, con piatti a base di pesce, pensati per essere gustosi ma leggeri, così da favorire la convivialità e lasciare spazio al dialogo. Iniziamo spesso con un antipasto delicato, come una una ricciola al vapore con songino, mela verde e melograno, un’insalatina di mare tiepida, gamberi pomodoro e basilico, proseguiamo con un primo piatto fresco, come dei ravioli di branzino o trofie con vongole, orata e telline; e concludiamo con un secondo leggero, ad esempio un trancio di branzino agli agrumi con verdure di stagione. Il tutto accompagnato da vini nazionali selezionati. È un menu che rispetta i tempi e l’eleganza dell’occasione, senza mai rinunciare al gusto.
Sabrina Trombetti