CASTALDI (M5S): CON  REDDITO DI CITTADINANZA, SALARIO MINIMO E DECRETO DIGNITÀ IL MOVIMENTO 5 STELLE RILANCIA LA SFIDA PER TORNARE AL GOVERNO

Fin dalla nascita del Movimento 5 Stelle il suo impegno inesauribile e la sua viva passione  sono stati riconosciuti da tutti coloro che hanno avuto la possibilità di incontrarlo e collaborare insieme. Doti queste che gli hanno permesso di ricoprire un ruolo di primo piano nel Movimento fondato da Beppe Grillo. Gianluca Castaldi, già Senatore e Sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento nel governo Conte II, torna in campo con un nuovo e delicato incarico quale componente del Comitato di Garanzia del Movimento 5 Stelle, missione che punta a rafforzare i rapporti sul territorio. Castaldi in questa intervista a 360 gradi anticipa  il programma politico ed economico del Movimento in vista delle elezioni del 2027 con la certezza che gli  italiani , attraverso il secco e plebiscitario No allo scorso referendum, hanno dimostrato  “di non voler firmare più assegni in bianco alla Meloni”.

Il mese scorso è stato eletto nel Comitato di Garanzia del Movimento 5 Stelle. In cosa consiste questo nuovo incarico e quali saranno le sue iniziative?

Innanzitutto voglio ringraziare i quasi 4.300 iscritti che mi hanno dato fiducia. 

Il Comitato di Garanzia è l’organo che vigila sul rispetto dello Statuto, sulla trasparenza delle procedure interne e sulla tutela dei diritti degli iscritti. Non è un ruolo di potere, ma di servizio: siamo i garanti delle regole del gioco. La mia priorità sarà rafforzare il rapporto tra il Movimento e la sua base territoriale, che resta il nostro vero patrimonio. Insieme a Federico Cafiero de Raho e Barbara Floridia lavoreremo per garantire che le decisioni vengano prese sempre dal basso, con processi partecipativi reali e non di facciata. Vengo dalla militanza di base, dal meetup di Vasto del 2007: so cosa significa sentirsi parte di qualcosa più grande di sé. Il Comitato deve essere la casa di chi si sente poco ascoltato.

Dopo la straripante vittoria del fronte del No al referendum sulla giustizia proposto dal duo Meloni-Nordio, dopo 4 anni il governo mostra segnali di cedimento. A bocce ferme, è stato un voto politico o a difesa della Costituzione?

Le due cose non si escludono. Il 53,7% degli italiani ha detto No a una riforma che smontava l’equilibrio tra i poteri dello Stato. La separazione delle carriere, la creazione di due CSM distinti, il sorteggio al posto dell’elezione: non erano “modernizzazioni”, erano uno stravolgimento della Carta. Detto questo, sarebbe ipocrita negare che quel voto abbia avuto anche una fortissima valenza politica. Dopo quattro anni di governo, gli italiani hanno trovato nel referendum l’occasione per dire a Meloni che non sono più disposti a firmare assegni in bianco. L’affluenza al 58,9% lo dimostra: la gente è andata a votare con convinzione, non per inerzia. Il caso Delmastro, esploso proprio a ridosso del voto, ha poi tolto ogni alibi al governo. Non puoi proporre una riforma della giustizia mentre il tuo sottosegretario alla Giustizia risulta socio in affari con persone legate ai clan. È una contraddizione che gli elettori hanno colto perfettamente.

Il Presidente Conte, in vista delle elezioni del 2027, per scegliere il candidato unico del “campo largo” chiede le primarie: i sondaggi al momento lo darebbero in vantaggio sulla Schlein. Quali sono gli scenari per i 5 Stelle? Anche un ritorno di Di Battista?

Giuseppe Conte ha dimostrato in questi anni una capacità di leadership che va ben oltre il perimetro del Movimento. I sondaggi lo confermano con un vantaggio significativo nelle ipotesi di primarie, e non è un caso: ha governato l’Italia in momenti drammatici, dalla pandemia alla crisi energetica, e la gente se lo ricorda. Le primarie sono lo strumento più democratico per scegliere chi guiderà l’alternativa a questo governo. Noi non abbiamo paura del confronto, anzi lo cerchiamo. La sfida con Schlein sarà una ricchezza, non un problema. L’importante è che chiunque vinca, l’altro sostenga lealmente il progetto comune.

Per quanto riguarda Alessandro Di Battista, lo rispetto e gli voglio bene. Ha fatto la storia del Movimento. Oggi però la sua strada con l’associazione “Schierarsi” sembra andare in una direzione diversa. Se un domani volesse rientrare nel perimetro del M5S, le porte non sono chiuse, ma questo è un Movimento che ha fatto scelte precise: europeismo critico ma costruttivo, alleanze di governo, responsabilità istituzionale.  Chi vuole stare con noi deve condividere questa visione. Non possiamo tornare alla stagione del “vaffa”, per quanto fosse divertente.

In questi giorni i media hanno dato ampio spazio al caso Delmastro-Caroccia e all’inquietante selfie del premier Meloni con un noto boss della malavita milanese, ora collaboratore di giustizia. Fango mediatico o l’inizio di una china molto scivolosa per il governo?

Parliamoci chiaro: se queste stesse cose fossero accadute a un esponente del Movimento 5 Stelle, avremmo già avuto commissioni d’inchiesta, edizioni straordinarie dei telegiornali e richieste di dimissioni a reti unificate. Due pesi, due misure, come sempre. Il caso Delmastro non è fango: è un sottosegretario alla Giustizia che risultava socio di persone indagate per riciclaggio a favore del clan Senese. Le dimissioni sono arrivate tardi e solo sotto la pressione dei fatti. E poi c’è la foto di Meloni con Gioacchino Amico, figura di primo piano del consorzio mafioso Hydra, ora collaboratore di giustizia. Meloni dice che si tratta di un selfie casuale tra migliaia. Può darsi, ma allora perché quando capitava a noi non valeva la stessa giustificazione? Il punto non è il singolo scatto: è il quadro complessivo di un governo che predica legalità e poi inciampa continuamente in frequentazioni imbarazzanti. Non è fango, è cronaca.

Ci può anticipare qualche punto saliente del programma con cui il Movimento punterà a tornare a governare il Paese? Il reddito di cittadinanza è sempre al centro?

Il reddito di cittadinanza resta una bandiera del Movimento, è una misura di civiltà che questo governo ha abolito per pura vendetta ideologica, condannando milioni di persone alla povertà assoluta. Lo ripristineremo, rafforzandolo con politiche attive del lavoro serie e un sistema di controlli anti-frode efficace. Ma il programma sarà molto più ampio: transizione ecologica come leva di sviluppo industriale e occupazionale, salario minimo legale a 9 euro l’ora, sanità pubblica da ricostruire dopo anni di tagli, una politica estera che rimetta l’Italia al centro del dialogo di pace, a partire dal conflitto in Ucraina. E poi il grande tema dell’acqua pubblica, del superbonus da riformare ma non da demonizzare, della scuola e della ricerca. Siamo il Movimento che ha portato il reddito di cittadinanza, il superbonus, il decreto dignità. Non abbiamo lezioni da ricevere su cosa significhi governare per i cittadini.

Da uomo di sport, come ha vissuto la terza esclusione consecutiva della Nazionale dai Mondiali? È davvero tutta colpa di Gravina? Malagò sarebbe il candidato migliore?

Da ex arbitro federale, questa esclusione mi fa malissimo. Tre Mondiali di fila senza l’Italia è qualcosa di inconcepibile per il Paese che ha vinto quattro Coppe del Mondo. Il problema non è solo Gravina, anche se le sue dimissioni erano doverose e tardive. Il problema è sistemico: i vivai sono abbandonati, i giovani italiani non giocano perché le squadre preferiscono acquistare stranieri a basso costo, e il sistema delle seconde squadre non ha prodotto i frutti sperati. Servono riforme strutturali, non solo un cambio di faccia al vertice.

Giovanni Malagò è un nome di grande peso, reduce dal successo delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina. Ha esperienza, relazioni internazionali e credibilità. Però attenzione: la FIGC non è il CONI. Gestire il calcio italiano significa mettere le mani in un sistema di interessi enormi, con i presidenti di Serie A che pensano solo ai bilanci e non al bene del movimento calcistico. Chiunque arrivi, dovrà avere il coraggio di imporre un tetto agli stranieri nelle rose, investire seriamente nei settori giovanili e riportare la Nazionale al centro del progetto. Altrimenti tra due anni ci ritroveremo a piangere di nuovo.

Sabrina Trombetti