Per contrastare la cultura della prevaricazione, rappresentanti di scuole e istituzioni educative di tutta Italia si sono incontratati al CAM Garibaldi di Milano per il Primo Forum Nazionale delle Scuole per un’educazione nonviolenta una giornata dedicata all’educazione per evitare comportamenti violenti di ogni genere e di scambio pratico su come favorire esperienze relazionali nonviolente nella quotidianità scolastica.
Questo approccio, che riguarda ogni aspetto della vita scolastica, dalle modalità di insegnamento alla gestione dei rapporti tra insegnanti, genitori, alunni ed alunne, vede la scuola come un microcosmo della società, capace di riflettere e trasformare dinamiche sociali più ampie per prevenire le varie forme di violenza e di autoritarismo, dalla prevaricazione interpersonale alla guerra.
L’assemblea docenti-genitori, il gruppo whatsapp di classe, i contrasti tra insegnanti e tra alunni, la difficoltà nella gestione di alcune classi, gli atteggiamenti autoritari da parte di alcuni adulti: alzi la mano chi non si è trovato coinvolto – da docente, da genitore o da studente – in una o più di queste situazioni. Dove spesso le relazioni sono sofferenti, generate da una comunicazione prevaricante – io vinco e tu perdi – invece che da una comunicazione relazionale dialogica che sia costruttiva per tutte le parti. Spesso, infatti, si sottovaluta che la qualità delle relazioni è alla base di un buon apprendimento e uno dei più importanti fattori di protezione per la salute psico-fisica di ogni persona.
Oltre a queste dinamiche interne, che spesso costringono i discenti a vivere sulla propria pelle il riflesso del comportamento poco consapevole degli adulti, sempre più di frequente accade che rappresentanti delle forze armate siano chiamati in classe, o si propongano, a tenere corsi su diverse tematiche – bullismo, abuso di droghe, sicurezza – affrontate per lo più attraverso la prospettiva del controllo e della repressione, tralasciando i fondamentali aspetti psicologici e sociali.
Accade anche che le scolaresche siano coinvolte in percorsi di PCTO presso istituzioni e basi militari, malgrado l'articolo 11 della Costituzione Italiana che recita “L’Italia ripudia la guerra”. La crescente e subdola presenza degli apparati militari all’interno delle scuole sembra portare in tutt’altra direzione, oltretutto in un contesto storico e geopolitico così delicato come quello attuale, nel quale, invece, la pace e la democrazia dovrebbero essere al centro di ogni azione educativa per crescere persone consapevoli, empatiche e pacifiche.
Questo approccio, che riguarda ogni aspetto della vita scolastica, dalle modalità di insegnamento alla gestione dei rapporti tra insegnanti, genitori, alunni ed alunne, vede la scuola come un microcosmo della società, capace di riflettere e trasformare dinamiche sociali più ampie per prevenire le varie forme di violenza e di autoritarismo, dalla prevaricazione interpersonale alla guerra.
Il Forum nasce su impulso di EDUMANA – rete di scuole e associazioni attiva dal 2017 sul tema dell’educazione nonviolenta – che ha coinvolto nel Comitato Promotore altre realtà educative – soprattutto scuole e reti di scuole – impegnate in questo ambito, ognuna chiamata a portare la propria concreta esperienza su uno specifico tema.
l nome ED.UMA.NA è la sintesi di tre concetti fondamentali: Educazione – L’educazione per attivare i processi postnatali necessari all’apprendimento della coesione sociale e dell’inclusione; Umanista – L’essere umano come valore centrale. Il riconoscimento dell’umanità propria e dell’altro; Nonviolenza Attiva – La nonviolenza come stile di vita. Un processo attivo ed efficace per sostituire la violenza, a livello personale e sociale.
L’iniziativa è finanziata dal Polo Europeo della Conoscenza – I.C. Bosco Chiesanuova (VR), nell’ambito delle attività del progetto Europeo Horizon Europe Let’s Care. “Una scuola che sa gestire i conflitti è una scuola di principi e valori, dove la collaborazione e il rispetto delle identità e potenzialità personali diventano un elemento chiave dell’educazione per la costruzione di un futuro migliore per tutti” – spiega Stefano Cobello, coordinatore del Polo.
“L’obiettivo – continua Annabella Coiro, responsabile formazione della rete EDUMANA – è che il Forum diventi un appuntamento annuale per condividere le esperienze sviluppate nelle scuole italiane e metterle a fattore comune, fornendo all’intera comunità scolastica strumenti e pratiche concreti per sconfinare i muri che spesso si riscontrano nei rapporti umani, non solo all’interno del mondo scuola, e per arginare il disagio e il malessere di giovani e adulti.
L’educare nonviolento significa infatti creare un ambiente in cui le persone, piccole e grandi, possano sperimentare direttamente le dinamiche di una comunità nonviolenta in cui la collaborazione, il dialogo e l’ascolto reciproco siano valori fondamentali e siano praticati quotidianamente.
Marcello Grotta