Il mondo del calcio, con estremo dispiacere e profonda commozione, si appresta a salutare per sempre Franco Baresi, leggenda del Milan, della Nazionale italiana e indiscussa icona del calcio italiano e globale. Baresi, nacque a Travagliato, in provincia di Brescia nel 1960 e rimase orfano a soli quattordici anni. A soli 12 anni, il piccolo Franco sostenne un provino all’Inter, squadra dove militava il fratello Giuseppe, ma non venne reclutato a causa del suo fisico esile. Dopodiché, Italo Galbiati, componente dello staff tecnico del club milanista, gli propose di tentare al Milan, che, dopo tre provini, lo prese. È stato uno dei calciatori più giovani ad esordire nella massima serie classica italiana, all’età di 17 anni, nella partita Verona-Milan, il 23 aprile 1978. Per merito della sua pervicacia in campo, il Piscinin si fece notare dall’allora capitano Gianni Rivera, che lo accolse come fosse un fratello minore e pronunciò le seguenti profetiche parole: “Questo ragazzo farà molta strada”. Dopo aver trascorso quattro anni altalenanti per via della retrocessione d’ufficio del Milan in serie B per via dello scandalo del calcio scommesse, nel 1980 fu tra i pochi calciatori che permasero in squadra. L’anno successivo, si trovò costretto a lasciare il campo a causa di una malattia che lo tenne lontano da San Siro per circa quattro mesi. Ebbe presto la sua rivincita: nel 1982, Baresi venne convocato da Enzo Bearzot, selezionatore della Nazionale che proprio in quel mondiale vide la vittoria, celebre e indimenticabile. Fu cosi che, il ventunenne Franco divenne campione del mondo.
Nel 1987, con la venuta di Silvio Berlusconi come patron e presidente del club e Arrigo Sacchi nel ruolo di allenatore, Baresi visse un momento particolarmente complesso a causa del rapporto non propriamente florido con l’allenatore. Seguentemente, accantonati i dissapori ormai passati, il Milan riuscì a vincere lo scudetto, sconfiggendo il Napoli di Maradona campione in carica proprio nella bolgia dello stadio San Paolo. Successivamente, il Milan e Baresi si affermarono anche nell’ambito europeo, vincendo due Champions League consecutivamente, nelle edizioni del 1988-89 e 1989-90. Dopo aver vinto molteplici scudetti ed innumerevoli trofei, creando l’epopea del “Milan degli immortali”, nel 1991 , a seguito di innumerevoli diverbi tra Sacchi e i suoi calciatori, giunse sulla panchina del Milan, Fabio Capello. Il tecnico friulano diede vita ad un secondo periodo vittorioso della società milanese, costituendo il “Milan degli invincibili” e vincendo il campionato già al primo anno. Nel 1994, Baresi sollevò la “coppa dalle grandi orecchie” al cielo di Barcellona, sconfiggendo per 4-0 la tronfia formazione allenata da Johan Cruijff. Il 1996 fu l’anno in cui Baresi raggiunse e soverchiò le 500 presenze in rossonero, traguardo prestigioso, cosi come altrettanto rilevante fu l’investitura come tedoforo delle Olimpiadi tenutesi l’estate seguente ad Atlanta, negli Stati Uniti d’America. Al termine del ciclo degli invincibili, Baresi giocò un ulteriore anno e, nel 1997 arrivò a 700 presenze con il Milan. All’età di 37 anni, il primo giugno dello stesso anno, disputò la sua ultima gara con la maglia numero 6 che fu per lui una seconda pelle. In 20 stagioni disputate a Milano, Baresi ha vinto i seguenti titoli: 6 scudetti, 4 supercoppe italiane, 3 Champions League, 2 supercoppe UEFA e 2 coppe Intercontinentali oltreché il celeberrimo mondiale del 1982 con la Nazionale italiana. A seguito del ritiro dal calcio giocato, Baresi ha ricoperto, seppur brevemente, il ruolo di direttore sportivo del Fulham di Al-Fayed. Nel 2002 tornò al Milan e venne incaricato di allenare la squadra Primavera. Dopo 6 anni, nel 2008, entrò a far parte dell’entourage marketing della società rossonera. Successivamente alla vendita del club da Berlusconi al magnate cinese Li Yonghong, nel 2017 diventò brand ambassador. Solamente tre anni dopo, a seguito dell’acquisizione del Milan da parte del fondo speculativo americano Elliott, l’ex capitano rossonero venne nominato vice presidente onorario del club: carica ricoperta fino alla sua dipartita.
A soli 66 anni, ci lascia un Uomo intriso di notevoli valori umani e sportivi, un Uomo morigerato, altruista e oltremodo elegante, un vero Campione nella vita e nello sport.
A Dio, Leggenda!
Cristian De Paola